Concorso ADM 2007 Concorso anno 2006
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Non stupitevi, poiché e veramente difficile esprimere il turbinio d'emozioni, scatenatosi in me, nel leggere il documento che ufficializzava il secondo posto conquistato dagli studenti delle classi terza e quarta, indirizzo meccanico, dell'ITIS di Vobarno. Ancor più arduo è descrivere la reazione dei ragazzi, dapprima increduli poi sorridenti, infine... un'esplosione di gioia!
Per chi non fosse informato, preciso che il concorso per scuole secondarie superiori è organizzato dall'Associazione Nazionale Disegno di Macchine (A.D.M.), associazione scientifica, senza scopo di lucro, fondata nel 1974 con lo scopo di promuovere, sviluppare e coordinare la formazione e la ricerca scientifica nel campo del disegno tecnico, dei metodi di progettazione e sviluppo di prodotti industriali. Fanno parte del consiglio direttivo i docenti delle università di Bologna, Brescia, Calabria, Cassino, Catania, L'Aquila, Pisa, Napoli e Torino. Nell'anno 2007 hanno partecipato più di sessanta istituti scolastici, distribuiti sull'intero territorio nazionale.
Gli studenti di Vobarno hanno realizzato, con l'ausilio di CAD tridimensionale, il disegno complessivo di un antico maglio idraulico, per forgiare utensili agricoli in acciaio, attualmente situato presso il museo di Sarezzo. Si è trattato di una riproduzione fedele, con rilievi eseguiti dal vero. Il grado di difficoltà, sia didattico sia operativo, è stato elevato, tanto da richiedere numerose visite al museo (la domenica pomeriggio!) e circa duecento ore trascorse a disegnare. Il progetto didattico è stato articolato in diverse fasi: definizione degli obiettivi, assegnazione dei compiti ai rispettivi gruppi, rilievo delle misure ed esecuzione di schizzi quotati a mano libera, realizzazione dei disegni con CAD 3D, correzione degli elaborati grafici e successiva delibera.
Fare un'esperienza reale di progettazione meccanica e quindi approfondire le competenze sul disegno tecnico industriale, questo è uno degli obiettivi didattici raggiunti ma certamente il più scontato. Merita invece una particolare menzione, la valorizzazione del proprio patrimonio culturale e delle proprie tradizioni, obiettivo educativo posto a fondamento del progetto. Attraverso lo studio tecnico scientifico di un’antica macchina, gli studenti hanno potuto percorrere i sentieri della storia delle valli bresciane, dominatrici incontrastate della tecnologia siderurgica, nel mondo occidentale del periodo medioevale, scoprendo il significato di antiche tradizioni e le radici culturali del loro territorio. Così come un archeologo riesce a ridar forma ad antichi edifici e templi, ricomponendo frammenti rimasti sepolti per lungo tempo, similmente è stato possibile risalire alle tecniche e all'organizzazione del lavoro di una piccola fucina siderurgica, attraverso la ricostruzione grafica del maglio.
Da qualche tempo si parla di una scuola che non prepara gli studenti al mondo del lavoro, si segnalano carenze nell'apprendimento teorico, incapacità all'autogestione, al lavoro di gruppo finalizzato a obiettivi comuni e soprattutto difficoltà a concretare le conoscenze acquisite. Credo che certe affermazioni abbiano un fondamento di verità ed è per questo motivo che da qualche anno sto promuovendo progetti didattici di tipo tecnico-pratico, non come alternativa ai tradizionali metodi, ma come azioni di supporto che favoriscano la motivazione allo studio e facilitino l’apprendimento. Posso affermare, con certezza, che il laboratorio è ciò che i ragazzi apprezzano di più, è il luogo dove riescono a dare maggior significato ad argomenti teorici apparentemente insignificanti. E’ stata una grande soddisfazione osservare gli alunni impegnarsi e cooperare nello svolgimento della loro attività, al fine di raggiungere gli obiettivi assegnati. Quando ci recavamo presso il museo, portavo con me quattro studenti, i quali formavano due gruppi: il primo si dedicava al maglio, il secondo alla ruota idraulica. Nell'ambito del singolo gruppo, uno rilevava le misure mentre l’altro disegnava lo schizzo a mano libera. Poi invertivano i ruoli. Infine esaminavano il disegno cercando di evidenziare errori ed omissioni d’informazioni importanti. Erano così concentrati a raggiungere gli obiettivi concordati, da conquistarsi il ruolo di protagonisti dell'attività didattica. Erano loro a coinvolgermi e non viceversa, come normalmente accade nell'aula scolastica, dove il sapere è ridotto in tanti piccoli sottosistemi, da somministrare allo studente, che è costretto ad apprenderli in modo passivo. Quest'esperienza ha confermato come, nelle attività tecniche pratiche, si riesce a realizzare un'organizzazione del lavoro di tipo “costruttivista relazionale” dove l'apprendimento avviene attraverso l'interazione con gli altri individui, compreso l'insegnante, che deve modificare il suo ruolo di detentore del sapere, in quello di un abile coordinatore. Se si desidera, infatti, che lo studente sviluppi anche la capacità d'apprendere è necessario che il docente non si limiti a trasmettere solo conoscenza ma diventi un vero animatore culturale.
Si dice che i fatti valgono più delle parole, ebbene una commissione di autorevoli esperti ha decretato che gli studenti di una scuola di provincia, occupino il gradino più alto nella regione Lombardia e siano secondi a livello nazionale, promuovendo a pieni voti l'attività didattica svolta e quindi il piano dell'offerta formativa dell'istituto d'istruzione superiore “G. Perlasca”.
In un periodo in cui la scuola sta vivendo una fase di profonda transizione, nella quale è esposta a critiche non sempre costruttive che mirano a evidenziare principalmente i suoi lati negativi, ecco un interessante spunto, da enfatizzare, come azione positiva che la scuola è in grado di compiere per la formazione degli studenti. C'è una piccola chiesa nella città di Messina che giace qualche metro al disotto del piano della strada. È lì, a dimostrare che la città nuova è stata costruita sulle macerie di quella distrutta dal terremoto del 1908. Anche nella scuola attuale ci sono valori e tecniche didattiche che possono essere assunti, a mio avviso, come fondamenti della scuola futura.
Prima di concludere, un doveroso ringraziamento alla direzione dell’I.I.S. “G. Perlasca”, la quale ha appoggiato caldamente il progetto didattico e alla Comunità Montana di Valle Trompia, che ha fornito tutto il supporto necessario alla buona riuscita dell’attività svolta.
Autore: Persico Massimo, docente di disegno tecnico industriale e meccanica applicata, presso l'I.I.S. “G. Perlasca” sede ITIS di Vobarno.